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Come addestrare gli operai e formare il personale tecnico

La parabola della formazione tecnica in Olivetti,
da servizio sviluppato internamente a servizio acquisito dall’esterno
Quando “il padrone” addestrava gli operai
La formazione del personale tecnico è sempre stata un’esigenza primaria della Olivetti: si può persino affermare che fu avviata prima ancora che l’azienda nascesse. Nell’autunno del 1894, infatti, Camillo Olivetti avviò presso la propria abitazione un corso elementare di formazione sull’elettricità frequentato da quattro allievi che si apprestavano a lavorare nella società avviata dallo stesso Camillo per produrre strumenti di misurazione elettrica. Tra questi allievi vi era Domenico Burzio, che in seguito sarebbe divenuto il primo direttore tecnico della Ing. C. Olivetti e C., costituita da Camillo nell’ottobre 1908 per produrre macchine per scrivere.
Se nei primi tempi la dimensione familiare e semi-artigianale dell’azienda rendeva possibile formare il personale tecnico e le nuove leve di operai specializzati attraverso l’insegnamento impartito “sul campo” dai capi o dagli operai più esperti, in seguito la complessità dei processi produttivi e l’organizzazione scientifica del lavoro resero necessario il ricorso a modalità di formazione più sistematiche e strutturate.

Gli anni del CFM e della ‘scuola Olivetti’
Nel 1936, dopo un primo corso sperimentale con 10 allievi, nasce in Olivetti il Centro Formazione Meccanici (CFM), una vera scuola professionale, ben strutturata, che diverrà un modello anche per altre imprese italiane. Dai corsi del CFM nell’arco di una trentina d’anni escono oltre 1.400 operai specializzati, a cui è stato impartito un insegnamento non solo tecnico, ma anche umanistico e di cultura generale. Dettaglio, questo, non secondario, in quanto testimonia uno stile aziendale che considera il dipendente in primo luogo come risorsa aziendale da sviluppare e promuovere, non solo come costo da sostenere. Molti dei giovani entrati nel CFM a 14-15 anni hanno poi proseguito gli studi conseguendo un diploma di scuola media superiore o anche una laurea.
Nel dopoguerra le accresciute esigenze di formazione della Olivetti e le carenze della scuola pubblica ancora presenti nel Canavese, inducono la Società a moltiplicare le iniziative in questo campo. Il Servizio Centrale Addestramento Personale, nel cui ambito opera il CFM, promuove nuovi corsi. Il corso triennale di addestramento di base del CFM viene integrato con un corso biennale di qualificazione specialistica (elettrotecnici, attrezzisti, disegnatori, montatori e manutentori di macchine per scrivere o da calcolo, ecc.).
Agli operai comuni è offerta la possibilità di un corso annuale di ‘piccola’ qualificazione, quelli più anziani possono seguire corsi di perfezionamento; un corso biennale serale è aperto anche ai figli dei dipendenti e rilascia un certificato di frequenza che può facilitare l’accesso al lavoro o ad altri corsi di formazione.
Non solo: viene anche creato l’Istituto Tecnico Industriale Olivetti, legalmente riconosciuto, che dopo un corso quinquennale di studi basati sul programma statale rilascia il diploma di perito industriale. L’istituto, a cui possono accedere per concorso i migliori allievi del CFM o anche i figli dei dipendenti, resta attivo fino al 1962, quando l’apertura di un’analoga scuola pubblica a Ivrea rende ridondante l’iniziativa aziendale.
Per l’Olivetti è un primo passo verso il ripensamento di tutta l’articolata organizzazione della formazione – la cosiddetta ‘scuola Olivetti’ – reso necessario da diversi nuovi fattori:
- l’esigenza divenuta sempre più pressante di preparare non solo le nuove leve di operai specializzati, ma anche i tecnici che a vari livelli sono impegnati nella progettazione e nella produzione;
- la migliorata situazione della scuola pubblica nel Canavese che rende disponibile un’offerta di giovani diplomati con una buona preparazione di base, ma che necessitano di acquisire le competenze specifiche per operare nei diversi settori aziendali;
- i mutamenti dell’organizzazione del lavoro in fabbrica, che – in particolare con l’introduzione agli inizi degli anni ’70 delle isole di produzione (o Unità di Montaggio Integrate) – richiedono una maggiore qualificazione degli addetti;
- lo sviluppo dell’elettronica che imprime al cambiamento tecnologico una velocità sconosciuta ai tempi della meccanica e che va fronteggiato con nuove conoscenze e competenze tecnico-scientifiche.

Corsi di formazione costruiti su misura
Di fronte all’impatto di questi fattori, in Olivetti a partire dal 1964-65 vengono costituiti vari gruppi di lavoro e comitati per riorganizzare la formazione. Nell’ambito della direzione centrale Relazioni Aziendali resta attivo il Servizio Centrale Addestramento Personale (SCAP), ma viene gradualmente smantellata l’idea di una scuola aziendale che fornisca insegnamenti e formazione di base.
Nel 1966 cessa l’attività il CFM ed inizia ad operare un Istituto Tecnologico, che per un breve periodo offre corsi di aggiornamento per diplomati e per ingegneri. Alla fine del 1967 lo SCAP viene sostituito dalla Direzione per la Formazione e l’Addestramento del Personale che ha il compito di coordinare le iniziative formative di tutti gli enti aziendali e di sviluppare proposte formative coerenti con le indicazioni fornite da un Comitato Aziendale per l’Istruzione.
Nel marzo 1972 i compiti di questa Direzione sono ripartiti, in base a un criterio di specializzazione, tra tre distinti enti aziendali, focalizzati sull’area dei quadri, del personale commerciale e del personale tecnico. In particolare nel Servizio Centrale Assunzione, Formazione e Addestramento Personale Tecnico opera un Servizio Formazione Tecnici (SFT), che si rivolge a tutti gli enti aziendali, ad esclusione del Servizio Tecnico Assistenza Clienti (STAC) che opera con sue strutture.
Una ulteriore modifica organizzativa nel 1974 affida al Servizio Centrale Formazione e Addestramento Personale Industriale (SCFAPI) il compito di definire i programmi di formazione tecnica coordinando le esigenze delle divisioni industriali. L’offerta formativa di SFT e poi di SCFAPI viene continuamente aggiornata e ritagliata in funzione delle esigenze aziendali e delle diverse mansioni dei dipendenti.
A testimonianza dell’impegno posto per fronteggiare la nuova situazione, nel 1973 in Olivetti erano offerti ben 46 tipi diversi di corsi di formazione tecnica. Il compito di definire la struttura di un corso viene affidato a un tecnico della formazione, che funge da capo-progetto. E’ lui che individua i contenuti, i metodi, gli strumenti e i tempi di realizzazione.
I corsi sono “costruiti” secondo uno schema modulare a matrice, dove componenti della matrice sono le materie d’insegnamento prescelte e le competenze ritenute rilevanti per quel tipo di corso. In questo modo diviene più facile l’adattamento dei contenuti di un corso alle diverse categorie di utenti o anche alle nuove esigenze che man mano si presentano in azienda.
Le tecniche d’insegnamento tendono ad abbandonare lo stile della tradizionale lezione scolastica e ad adottare modalità che sollecitano l’attenzione e il coinvolgimento dell’allievo nell’intervento formativo. Quasi tutti gli insegnanti provengono dall’azienda e quindi sono in grado di presentare casi concreti e proporre temi e problemi che nascono dalla quotidiana esperienza di lavoro. Anche gli strumenti di insegnamento – schede, dispense, sussidi audiovisivi realizzati con la partecipazione di lavoratori dell’azienda – aiutano il dialogo tra allievi e docente.
Negli anni ’70 si sviluppano sempre più i corsi di autoistruzione che entro certi limiti rimuovono l’esigenza della presenza in aula. In particolare per gli addetti al montaggio (così come avviene per il personale dello STAC) vengono registrate su nastro le immagini che mostrano un operaio esperto compiere una determinata fase del montaggio (o della riparazione) di un prodotto. Ogni filmato ha in media una durata di 6 volte superiore al tempo effettivo di lavoro: ciò per garantire la massima chiarezza delle immagini relative alle operazioni da svolgere. In pratica in quegli anni l’offerta formativa dell’Olivetti nel campo tecnico evolve nel senso della modularità e della flessibilità, esattamente come avviene nelle attività di progetto e di produzione.
Mentre la 'scuola Olivetti' disponeva di infrastrutture e di un corpo insegnante relativamente stabile, dalla metà degli anni ’60 il settore della formazione assume contorni forse più indefiniti, ma certamente più estesi in termini di settori di attività e di competenze dei capi-progetto e dei docenti.

Da produttore ad acquirente di servizi di formazione
Quasi come una logica evoluzione di questa tendenza nel 1979 tutte le attività aziendali di formazione – non solo tecnica – confluiscono in una nuova società del Gruppo Olivetti, l’Elea spa, con sede a Burolo, affidata alla guida di Pier Giorgio Perotto. Per certi aspetti la formazione assume caratteri più strutturati, con un maggior numero di docenti dedicati, con un’offerta di corsi a catalogo che – novità rispetto al passato – viene proposta anche all’esterno della Olivetti. La formazione, da attività interna funzionale alle esigenze aziendale, diviene così un settore di business. E tale resterà la sua fisionomia fino al 1994, quando a circa 100 anni di distanza dal primo corso di Camillo Olivetti per i suoi operai l’Azienda cederà l’Elea e diventerà essa stessa acquirente di servizi di formazione.