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Domenico Burzio

Il fuochista che Camillo Olivetti considerava il suo miglior collaboratore e che divenne direttore tecnico della Olivetti
“Nell’autunno 1894, nella mia villa di Monte Navale, avevo intrapreso un breve corso elementare di elettricità per operai. Lo frequentarono quattro allievi tutti di età e di grado di istruzione differente. Il più giovane era un ragazzo di diciotto anni, piuttosto sviluppato fisicamente, che lavorava da fabbro: Domenico Burzio. Mi era stato presentato da un suo zio che veniva ogni tanto a lavorare nel nostro orto. Così ebbi il primo contatto con quella persona che più tardi divenne il mio migliore collaboratore”.
Con queste parole Camillo Olivetti nel 1933 inizia il discorso di commemorazione di Domenico Burzio, nel primo anniversario della morte.
Domenico Burzio nasce il 4 aprile 1876 in una modesta famiglia di Ivrea. I suoi studi si fermano alla seconda elementare e a un corso di disegno geometrico. Giovanissimo, apprende il mestiere del padre, operaio fucinatore, e inizia a lavorare come aiutante in una fucina.
Nel 1895 si presenta nuovamente a Camillo Olivetti che sta avviando un’impresa per la produzione di strumenti di misurazione elettrica, impresa che in seguito assumerà la denominazione CGS (Centimetro, Grammo, Secondo). Burzio chiede se questa iniziativa potrà offrirgli nuove opportunità di lavoro, deciso in caso contrario ad emigrare negli Stati Uniti. Camillo Olivetti gli propone di assumerlo come conduttore della caldaia del nascente stabilimento, a patto che consegua un diploma di fuochista.
Ottenuto il necessario attestato, Burzio nell’aprile 1996 viene assunto nella nuova impresa. Ben presto conquista la piena fiducia di Camillo Olivetti e di fatto diviene il capo del piccolo gruppo di operai; le dimensioni della nuova impresa crescono e quando nel 1903 ne viene deciso il trasferimento a Milano gli addetti sono già una cinquantina. 
Nell’ottobre 1908 Camillo Olivetti avvia a Ivrea una nuova iniziativa, questa volta per produrre macchine per scrivere; ben presto si rende conto di avere bisogno di un direttore tecnico che organizzi e gestisca i processi di produzione. E’ l’occasione per richiamare a Ivrea Burzio, che nel frattempo si è sposato (dal matrimonio del 1902 nasceranno due figlie) e ha frequentato con profitto un corso serale di elettrotecnica.  
Rientrato a Ivrea nel 1909, Burzio dirige la costruzione degli impianti, segue l’installazione dei macchinari necessari per produrre la M1, prima macchina per scrivere prodotta dalla Olivetti, studia nuovi processi di lavorazione. In quegli anni acquisisce una conoscenza più approfondita del disegno tecnico e può collaborare con Camillo Olivetti nella progettazione dei successivi modelli M20 (1920) e M40 (1930) e soprattutto nella progettazione delle macchine operatrici necessarie per costruire le parti dei nuovi prodotti.
Nel 1925 accompagna Adriano Olivetti in un viaggio di istruzione negli Stati Uniti, la visita di varie fabbriche gli permette di conoscere nuove tecnologie di produzione e più moderni metodi di organizzazione del lavoro. 
Lavoratore instancabile, tutto dedito alla fabbrica, ha fama di capo severo e di poche parole, schivo ma generoso e con grandi capacità tecniche e organizzative. Gli operai gli riconoscono doti di grande umanità, sempre attento alle loro esigenze, pronto a ricevere nel suo ufficio chi ha problemi e difficoltà economiche o familiari o di lavoro. 
Muore improvvisamente nel 1932 e nello stesso anno per ricordarlo Camillo Olivetti, che lo considerava il suo unico amico, dà vita al “Fondo Domenico Burzio” con lo scopo di rafforzare e rendere più sistematica l’assistenza economica e sociale a favore dei dipendenti e dei loro familiari. Il Fondo, finanziato principalmente dalla Società, in seguito diverrà una fondazione e a partire dal 1960 verrà sostituito dal Fondo di Solidarietà Interna con l’obiettivo di integrare il trattamento assicurativo e previdenziale.