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Renzo Zorzi, una vita per l'arte e la cultura

Nei difficili anni del passaggio dalla meccanica all'elettronica,
un manager intellettuale mantiene saldo l'ancoraggio dell'Olivetti alla cultura umanistica

Renzo Zorzi è la figura di maggior spicco nella ristretta schiera di quei manager olivettiani che dopo la morte di Adriano Olivetti hanno saputo dare forza e continuità allo "stile" di un'impresa impegnata a promuovere la cultura nelle sue diverse dimensioni e a perseguire ideali di bellezza intesa non come pura forma, ma come sostanza dell'agire aziendale.
Nella vita di Renzo Zorzi, nato a Montorio Veronese nel 1921, si succedono a ritmo incalzante sempre nuove iniziative, progetti, pubblicazioni, viaggi, dibattiti e incontri, ma anche battaglie condotte, dentro e fuori dall'impresa, a difesa dell'arte e della cultura. La sua attività più significativa non si è esaurita con il lavoro in Olivetti, ma indubbiamente in Olivetti ha meglio potuto tradurre in fatti concreti le sue grandi doti di studioso e intellettuale.

L'attività editoriale di un giovane intellettuale
Renzo Zorzi proviene da una famiglia numerosa; il padre, ferroviere, muore nel 1934 in un incidente sul lavoro, lasciando la moglie con sei figli e una modesta pensione. Il giovane Renzo riesce ugualmente a proseguire gli studi e alla vigilia della guerra si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Padova. Durante la guerra, studia, lavora e aderisce alla sezione veneta del Partito d'Azione fondata nel corso di una riunione presso l'ufficio di Norberto Bobbio, allora docente di filosofia del diritto a Padova. Subito dopo l'8 settembre entra nella resistenza, dove conduce una vita di stenti e continui pericoli.
Finita la guerra, diviene condirettore del quotidiano L'Arena di Verona, ruolo che abbandona nella primavera del '46, sia per contrasti all'interno della redazione, sia per il desiderio di completare gli studi. E infatti nel 1947 si laurea con una brillante tesi in letteratura francese. Lo stesso anno entra alla casa editrice De Silva, a Torino, diretta da Franco Antonicelli. Come primo lavoro gli viene affidata la lettura di un dattiloscritto inedito di Primo Levi, "Se questo è un uomo" - quasi un segno del destino che lancia Zorzi verso un'intensa attività editoriale. 
Poco dopo un altro evento pone le premesse per una svolta della sua attività. Zorzi, infatti, partecipa nel biellese a un incontro con Gaetano Salvemini organizzato da Alessandro Galante Garrone e Franco Antonicelli. A quell'incontro è presente anche Adriano Olivetti, che si intrattiene a lungo con Zorzi.
Alla fine del 1949 la De Silva viene ceduta alla Nuova Italia di Firenze e Zorzi dapprima accoglie l'invito di Adriano Olivetti che gli chiede di organizzare e dirigere un centro culturale di Comunità a Torino, ma poi accetta di lavorare alla Nuova Italia. Adriano Olivetti, che mostra di apprezzare le doti del giovane intellettuale, non demorde e verso la metà del 1952 gli offre la direzione della rivista Comunità, al posto di Giorgio Soavi. Zorzi accetta e da quel momento la sua attività si svolge in gran parte nel mondo olivettiano.
Sotto la sua guida la rivista segue un taglio più politico-culturale che letterario, come richiesto da Adriano Olivetti, che nel 1956 gli affida anche la direzione delle Edizioni di Comunità. Qui Zorzi prosegue la linea editoriale che privilegia la pubblicazione di opere di indubbio valore letterario e culturale che non trovando un editore in Italia rischiano di essere ignorate.
Adriano Olivetti in più di un'occasione aveva proposto a Zorzi di entrare in Olivetti, ma questi aveva sempre rifiutato considerando più gratificante l'attività editoriale. Spesso, però, Adriano continua a chiedere il suo parere su questioni riguardanti la cultura e l'azienda di Ivrea, come ad esempio nel caso della commessa di lavoro affidata nel 1958 a Carlo Scarpa per l'allestimento del negozio Olivetti di piazza San Marco a Venezia.

In Olivetti, per oltre vent'anni responsabile della corporate image
In Olivetti Zorzi entra solo nel 1965, quando - dopo l'improvvisa morte di Riccardo Musatti, responsabile della pubblicità e stampa - Bruno Visentini e Aurelio Peccei gli chiedono di prenderne il posto e anche di coordinare il design industriale in quel momento affidato a personalità della statura di Ettore Sottsass e Mario Bellini (la responsabilità di Zorzi nel design industriale diverrà più esplicita nel 1969 con la creazione della Direzione Relazioni Culturali, Disegno Industriale, Pubblicità, nel 1980 ribattezzata Direzione Corporate Image). Zorzi accetta, ma chiede di restare ancora alla guida delle Edizioni di Comunità.
Lo stile Olivetti
In Olivetti, dove resta fino al 1986, Zorzi diviene il promotore dello stile e dell'immagine aziendale: è lui, infatti, che indica le grandi linee a cui devono ispirarsi la comunicazione grafica ed editoriale, il disegno dei prodotti, le architetture dei nuovi stabilimenti, le iniziative culturali, i rapporti con la stampa.
Tante responsabilità affidate a una sola persona sono un segno di grande stima e fiducia nelle sue qualità; e sono anche un mezzo per assicurare che l'immagine Olivetti sia coerente in tutti suoi aspetti e venga quindi percepita dal mondo esterno in modo unitario.
Zorzi si avvale della collaborazione di prestigiosi designer, architetti, grafici, fotografi e copywriter, in parte già attivi da tempo in Olivetti o per la Olivetti e in parte da lui selezionati, con il risultato di rafforzare nel mondo l'immagine di un'impresa colta e raffinata. Tra il 1969 e il 1984 organizza grandi mostre itineranti, come Formes et Recherche e Design Process, portate in diverse sedi europee ed extraeuropee e concepite per comunicare al mondo uno stile aziendale fatto di bellezza, tecnologia, funzionalità e socialità.
Le campagne pubblicitarie
In quegli anni l'Olivetti deve affrontare le grandi trasformazioni della società civile (il 1968, gli anni di piombo...), dei mercati e anche della tecnologia, che con la transizione dalla meccanica all'elettronica pone nuove condizioni al design industriale e a tutte le forme della comunicazione aziendale. Le campagne pubblicitarie devono allora comunicare la svolta tecnologica e allo stesso tempo trasmettere fiducia nelle capacità di un'impresa che era leader nella meccanica, ma che ora deve confrontarsi con l'elettronica. I manifesti e le pubblicità Olivetti di quegli anni spesso uniscono messaggi di innovazione tecnologica a immagini di arte rinascimentale e sembrano dire che l'eccellenza del prodotto è garantita dal connubio tra tecnologia e cultura umanistica.
Su queste forme della comunicazione grafica e pubblicitaria influisce certamente Zorzi, appassionato cultore dell'arte e della letteratura. Non a caso gli anni che trascorre in Olivetti sono costellati da memorabili mostre d'arte e da interventi di restauro di preziosi capolavori dell'arte italiana.
Le mostre d'arte
Racconta lo stesso Zorzi: "La prima grande mostra fu quella degli affreschi di Firenze staccati dalle chiese dopo l'alluvione del 1966 e la organizzai nel 1968. L'iniziativa prese le mosse da Gianluigi Gabetti, allora direttore della Olivetti americana. A lui si era rivolto Owen, direttore del Metropolitan Museum, certo anche per la fama di cui la Olivetti godeva negli Stati Uniti. Per la mostra andai da Visentini che mi disse 'Va bene'. Così l'abbiamo fatta" portando gli affreschi fiorentini a New York e in molti altri grandi musei del mondo, anche in segno di ringraziamento dell'Italia e della Città di Firenze per gli aiuti ricevuti nell'opera di salvataggio e restauro dei dipinti danneggiati dall'alluvione. Da quel momento Zorzi e l'Olivetti operano quasi come ambasciatori della cultura italiana nel mondo.
Alla prima grande mostra itinerante, infatti, ne seguono molte altre, tutte di straordinario livello: i Cavalli di San Marco, i Vetri romani dei Cesari, il Crocifisso di Cimabue, il Tesoro di San Marco, ecc. Intanto a Ivrea, il Centro culturale Olivetti organizza un gran numero di mostre d'arte con particolare attenzione alla pittura moderna e contemporanea.
Il restauro di capolavori
Allo stesso tempo Zorzi promuove importanti interventi di restauro di opere d'arte, non limitandosi alla mera sponsorizzazione finanziaria, ma mettendo in campo anche le competenze tecnologiche e organizzative dell'Olivetti e quelle artistiche sue personali.
Dopo il restauro del Crocifisso di Cimabue, danneggiato dall'alluvione di Firenze, su iniziativa di Zorzi l'Olivetti interviene per il restauro dei Cavalli di San Marco, la Camera degli Sposi di Mantegna a Mantova, la Cappella Brancacci di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi a Firenze, l'Ultima Cena di Leonardo a Milano, per citare solo i restauri più importanti. Le ultime iniziative sono condotte a termine quando Zorzi, chiuso il suo rapporto di lavoro con l'Olivetti (fine 1986), è passato a un attivo rapporto di consulenza.
Nuove architetture industriali
Nel campo dell'architettura Zorzi affida ad architetti di indiscusso valore le commesse per la costruzione di nuovi impianti Olivetti nel mondo. Per lo stabilimento di Harrisburg (Pennsylvania) la sua scelta cade su Louis Kahn, per gli uffici di Francoforte su Egon Eiermann, per Yokohama su Kenzo Tange, per il centro di formazione di Haslemere su James Stirling, ecc. La regola in questo, come in altri campi, è quella dell'eccellenza: architetti di grande fama per strutture architettoniche destinate a rimanere nella storia dell'architettura industriale.
Agende, libri strenna, calendari e libri d'arte
In campo editoriale Zorzi, su iniziativa di Giorgio Soavi che opera nella sua struttura, avvia la pubblicazione delle famose agende Olivetti (1969) e dei libri strenna (1972) (illustrati da opere commissionate a giovani artisti e a volte impreziositi da una presentazione critico-letteraria dello stesso Zorzi) e qualifica ulteriormente le pubblicazione dei calendari d'arte avviata sin dal 1951.
A queste pubblicazioni, destinate a clienti e partner dell'azienda, Zorzi affianca la pubblicazione di preziosi libri d'arte e cataloghi delle numerose mostre e restauri promossi dalla Olivetti; anche in questo caso i suoi testi introduttivi sono un elemento qualificante.
Un sistema di corporate identity
Sotto la direzione di Zorzi, tra il 1970 e il 1977 l'Olivetti avvia una grande operazione di corporate identity, che mette fine a una certa anarchia nell'uso del logo Olivetti: dapprima (1970) Walter Ballmer ridisegna e formalizza il logotipo aziendale e quindi (1970-1977) Hans von Klier con Clino Castelli e Perry A. King fissano con un voluminoso prontuario (noto come "i libri rossi") le norme dettagliate per l'uso di tutti i sistemi di identificazione aziendale, dalla corrispondenza ai mezzi di trasporto, dagli imballaggi alle insegne, ecc.

Olivetti, ma non solo
Negli anni trascorsi in Olivetti Zorzi intesse una fitta rete di relazioni culturali, tiene conferenze e lezioni, preferibilmente su temi di arte, architettura e letteratura; è di casa al MoMA di New York, come alla National Gallery di Londra o al Rijkmuseum di Amsterdam, e del suo prestigio beneficia indirettamente anche l'immagine della Olivetti. 
Dopo il 1986, mutato il rapporto di lavoro con l'Olivetti in un contratto di consulenza per tutte le attività relative all'immagine e alle relazioni culturali, Zorzi riprende con vigore la sua attività di scrittore e saggista; nel 1988 è nominato segretario generale della Fondazione Cini, carica che mantiene fino al 2002. In qualità di presidente del Centro Internazionale di Arte e cultura di Palazzo Te tra il 1990 e il 2002 a Mantova organizza oltre venti grandi mostre d'arte antica e contemporanea.
Tra i riconoscimenti ottenuti, si ricordano il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1993 e nel 1998 la Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica per particolari meriti nella cultura e nell'arte.
Renzo Zorzi si spegne ad Albisano di Torri del Benaco (VR) nel gennaio 2010.