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Olivetti Synthesis: come arredare un ufficio

Da una esigenza interna dell'Olivetti nasce l'idea di un'attività
che diversifica e allo stesso tempo completa il core business rappresentato dalle macchine per l'ufficio

All'origine della Olivetti Synthesis, fabbrica di mobili per ufficio, c'è un'idea di Adriano Olivetti. Di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, l'ingegnere chiede ai suoi collaboratori di realizzare uno schedario utile per razionalizzare il lavoro degli uffici; utile, cioè, per archiviare e conservare i documenti in modo facile e ordinato e per  poterli rintracciare in modo altrettanto veloce e sicuro. Il progetto viene affidato all'ingegner Aldo Magnelli che nel 1930 realizza uno schedario orizzontale, accolto con interesse all'interno dell'Olivetti, ma anche all'esterno, tanto che nel 1931 se ne avvia la produzione in serie negli stabilimenti di Ivrea.
L'uso di questo schedario, battezzato Synthesis, si diffonde rapidamente e in breve tempo la produzione raggiunge le 600 unità al mese. Tra i clienti principali si distinguono biblioteche e uffici anagrafe delle amministrazioni locali.

Una nuova società per un nuovo settore di business
Alla vigila della guerra, nel 1939, la produzione dei mobili per ufficio dell'Olivetti registra importanti novità.
Alla produzione di schedari orizzontali si affianca quella di classificatori e schedari verticali su carrello e poco dopo quella di armadi metallici a porte rientranti.
L'insieme di queste attività assume una certa importanza e soprattutto ha un carattere nettamente distinto da quello delle macchine per scrivere e delle telescriventi che in quel momento sono i principali prodotti dell'offerta Olivetti. Con i mobili non è questione di meccanica fine, che richiede alta precisione e piccoli componenti, ma di lavorazione di grandi superfici di lamiera d'acciaio. Pertanto, sempre nel 1939, l'Olivetti per la gestione di questo business costituisce un'apposita società, la Olivetti Synthesis s.a., localizzata a Massa, dove nella zona industriale situata tra la città e il litorale della Versilia viene utilizzato un primo nucleo di officine esistente già dal 1937-38. La società, costituita cambiando la ragione sociale della Società Anonima Macchine per Operazioni Aritmetiche, fondata nel 1935, incorpora il reparto Synthesis operante a Ivrea e si pone l'obiettivo di costruire un nuovo stabilimento a Massa che può beneficiare degli incentivi concessi dal Governo.
Questo stabilimento è completato nel 1942 su progetto degli architetti Piero Bottoni e Mario Pucci, ma i piani di sviluppo produttivo si scontrano subito con i seri problemi causati dalla guerra: dapprima il Governo introduce limitazioni all'uso dei materiali metallici per le produzioni a scopo civile, e poi arrivano i bombardamenti che danneggiano gravemente la fabbrica.
Alla fine della guerra l'Olivetti provvede alla ricostruzione dell'impianto e solo nel 1949 la produzione a Massa può riprendere, beneficiando anche del trasferimento delle linee di produzione che erano rimaste a Ivrea. La Olivetti Synthesis viene incorporata nella Olivetti e i mobili per ufficio divengono un settore produttivo del Gruppo, senza più essere inquadrati in una specifica struttura societaria.
Tra il 1952 e il 1954 viene realizzato un nuovo ampliamento, sempre su progetto dell'architetto Bottoni, comprendente anche la sala mensa e una sede per la biblioteca e i servizi sociali. Ulteriori ampliamenti interverranno in seguito nel 1964 e nel 1971, dando vita in un'area di oltre 100 mila mq a un complesso di officine collegate fra loro e collegate anche verso l'esterno da un ramo della ferrovia. I carri ferroviari, infatti, arrivano fin dentro la fabbrica, agevolando in questo modo il rifornimento delle ingombranti e pesanti materie prime necessarie per il ciclo produttivo (nastri di lamiera e bandelle d'acciaio in primo luogo) e la spedizione al mercato dei voluminosi mobili per ufficio.
Nel dopoguerra la produzione riprende gradualmente vigore concentrandosi su nuovi modelli di schedari e classificatori ed estendendosi a supporti per le macchine per ufficio e alle sedie. La crescita è testimoniata dai dati sull'occupazione: dai 140 addetti nel 1950 lo stabilimento Synthesis passa a 520 dipendenti nel 1958 e a 680 nel 1973, quando la produzione annua raggiunge gli 89 mila armadi, 56 mila classificatori e 22 mila schedari, con una quota del mercato italiano che per queste ultime due categorie di prodotto è stimata nell'intorno del 60%.

I fattori dello sviluppo
In quegli anni lo sviluppo della Synthesis è legato a tre fattori principali.
In primo luogo l'azienda cambia strategia e passa dalla produzione di singoli oggetti alla produzione di sistemi di arredamento per l'ufficio comprendenti oltre ai classificatoiri e agli schedari anche scrivanie, mobili, scaffali, librerie, sedie, poltrone...
Seguendo questo criterio, a partire dagli anni '60 la Synthesis avvia la produzione di arredamenti concepiti con criteri di modularità e componibilità. Ne è un primo esempio la Serie Spazio, entrata sul mercato nel 1960; disegnata dagli architetti Belgiojoso, Peressutti e Rogers, questa Serie rappresenta una svolta - come concezione e come realizzazione - rispetto ai tradizionali mobili per ufficio; in particolare è studiata per adattarsi alle più diverse distribuzioni degli spazi negli ambienti d'ufficio disposti secondo il criterio dell'open space, che negli anni '60 prende piede anche nelle imprese italiane.
Alla Serie Spazio fanno seguito nel giro di pochi anni la Serie Arco (1962), quindi la Serie E, la Quadrum (1967) e la Synthesis 45 (1973) che, disegnata da Ettore Sottsass, esalta ulteriormente i principi della modularità e componibilità.
Un secondo fattore dello sviluppo della Synthesis tra il 1950 e il 1970 è costituito dai rilevanti progressi dell'automazione, con l'introduzione di tecnologie avanzate di lavorazione delle lamiere attraverso l'impiego di macchine transfer e nuovi sistemi di verniciatura.
Un articolo di Notizie Olivetti nel 1974 così descrive le lavorazioni nello stabilimento di Massa: "Le linee di produzione cominciano accanto ai magazzini delle lamiere: file di presse per le tranciature e le piegature, poi le saldatrici multiple automatiche (alla Synthesis le chiamano "millepiedi"), progettate e costruite a Massa, per collegare le diverse parti. Nella zona centrale dello stabilimento vi è l'impianto di verniciatura a "elettroforesi", uno dei più grandi d'Italia. I mobili arrivano all'impianto su trasportatori aerei e vengono immersi automaticamente in una soluzione di vernice ed acqua: lo strato di vernice si deposita all'esterno mediante un processo simile a quello elettrolitico." Per la verniciatura degli interni dei mobili, dove non è possibile ricorrere all'elettroforesi, viene installato una sorta di robot, che - dotato di una pistola a spruzzo e guidato una prima volta dalla mano di un operaio - memorizza tutti i movimenti e in seguito può ripeterli in modo automatico, risparmiando all'operaio un lavoro gravoso e potenzialmente nocivo.
L'aumento della produttività dovuto all'automazione si traduce in quel periodo in un aumento delle vendite, tanto che il personale via via sostituito dall'impiego delle macchine può essere inserito in nuove linee di produzione.
Il terzo fattore di sviluppo è la qualità della produzione. Qualità in termini di design (ad esempio, la Serie Spazio ottiene nel 1962 il riconoscimento del Compasso d'Oro) e qualità in termini di robustezza e resistenza dei mobili prodotti.
A quest'ultimo riguardo si ricordano le durissime prove di resistenza a cui la Synthesis sottopone mobili e sedie prima di immetterli sul mercato: un sacco di 70 kg viene lasciato cadere da 10 cm di altezza 100 volte di seguito sul piano di una scrivania che deve superare la prova indenne; una sedia gravata da un peso di 70 kg viene inclinata 50 mila volte su due sole gambe; il braccio meccanico di una macchina pneumatica apre e chiude sistematicamente i cassetti di un classificatore, ciascuno caricato con 35 kg, per 50 mila volte... Con queste prove di resistenza dei prodotti si capisce come sia stato possibile che quando durante la guerra la sede della Michelin a Milano fu distrutta dalle bombe e i classificatori Olivetti precipitarono dal quarto piano a terra, le schede contenute all'interno siano rimaste intatte.

Un business più autonomo, ma non più al centro dell'attenzione
La continua crescita del settore e la strategia di societarizzazione dei vari settori di business adottata in quegli anni dal Gruppo Olivetti portano nel 1979 alla costituzione della Olivetti Synthesis spa: per i mobili per ufficio è una decisione che allo stesso tempo responsabilizza e rende più autonoma la gestione. Nel 1980 la nuova società vende 100 mila armadi e classificatori, 90 mila sedie, 40 mila scrivanie; fattura circa 60 miliardi di lire, di cui oltre il 10% all'estero, e ha 750 dipendenti. La rete commerciale dispone di 28 filiali e punti di vendita e di 800 concessionari.
Una novità degli anni '70 e '80 è che nelle produzioni della Synthesis aumenta sempre più la presenza del legno e dei materiali plastici. Alcune delle linee di prodotto di maggior successo ne fanno largo uso: la Serie 80 (1976), la Linea Direzionale (1980, designer Hans von Klier), la Serie Icarus ad elevata componibilità (1982, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi), le Serie 82 (1982), Corinto (1983), Delphos (1986)...
Tuttavia sul finire degli anni '80 e nei primi anni '90 l'evoluzione del mercato dell'informatica e l'emergere di opportunità nel settore delle telecomunicazioni distolgono l'attenzione dell'Olivetti dal settore dei mobili per ufficio e riducono anche il collegamento funzionale esistente tra l'offerta di mobili e quella delle macchine e dei servizi che sono il core business dell'Olivetti. A ciò si aggiunga che lo spostamento della domanda verso mobili costruiti in legno e materiale plastico contribuisce a ridurre le barriere all'ingresso nel mercato e quindi ad aumentare la concorrenza. La Olivetti Synthesis rallenta così la sua corsa: dopo aver superato i 116 miliardi nel 1990, il fatturato inizia a scendere e l'attività cessa di essere redditizia, finendo con l'uscire dai business considerati strategici dalla direzione del Gruppo.
Nel 1997 alcuni imprenditori operanti nello stesso settore e aventi nella Siccma l'azionista di riferimento, rilevano la Olivetti Synthesis, che cambia la propria denominazione sociale in Synthesis. Questa società viene comunque autorizzata ad usare il marchio "Olivetti Synthesis" fino alla fine del 2002.
Nel 1996, ultimo anno di piena attività della Olivetti Synthesis, il fatturato ammontava a circa 66 miliardi di lire e il numero dei dipendenti era sceso a 280. Si chiudeva così la presenza quasi settantennale dell'Olivetti nel settore dei mobili per ufficio.   


                                Videogallery

                                Ordine è spazio (1964, 22' 18")

                                Olivetti Synthesis serie 45/80 (1977, 11' 08")

                                Filmati della "playlist Olivetti" pubblicata su Youtube dall'Archivio Nazionale del Cinema d'impresa, 
                                a cui l'Associazione Archivio Storico Olivetti ha affidato la conservazone delle sue pellicole storiche.
                                Al termine di ogni filmato la visione prosegue in modo automatico con i successivi titoli della playlist