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I servizi sociali per l'infanzia

Quando avere un papÓ o una mamma che lavorano in Olivetti era una bella fortuna anche per i bambini...

In un pezzo teatrale scritto e recitato da Laura Curino e dedicato a Camillo Olivetti, l’attrice ricorda l’invidia con cui negli anni ’60 i bambini torinesi guardano ai più fortunati coetanei della non lontana Ivrea: chi ha un genitore dipendente Olivetti, dispone di asili, colonie, doposcuola, attività formative e sportive e di tanti altri servizi curati come non avviene in nessuna altra grande impresa.
In effetti, in Olivetti i servizi sociali per l’infanzia si distinguevano per l’ampiezza e la qualità dell’offerta, che in diversi casi non era riservata solo ai dipendenti e ai loro figli, ma veniva estesa anche alla comunità locale.
Allo sviluppo di questi servizi fin dagli anni ’30 hanno contribuito lo stile imprenditoriale di Camillo e Adriano Olivetti e la loro convinzione che l’impresa ha una forte responsabilità sociale. Questa visione non mette in crisi il conto economico: i costi sostenuti dall’impresa, infatti, sono ripagati dalla maggiore produttività dei dipendenti, che grazie ai servizi offerti riescono a dedicarsi al lavoro con maggior impegno e concentrazione.

Assistenza e servizi sanitari per la maternità e l’infanzia
Un aspetto qualificante degli interventi Olivetti è l’assistenza alla maternità fin dal periodo prenatale.
Nel 1941 entra in vigore il regolamento ALO (Assistenza Lavoratrici Olivetti) che assicura le dipendenti durante la gravidanza e i mesi di allattamento. Il regolamento, riadattato con l’evolvere dei contratti nazionali e delle politiche nazionali di previdenza sociale, sancisce il diritto a una retribuzione pari all’80% dello stipendio per un periodo di 9 mesi e mezzo (rispetto ai 5 mesi previsti dalla legge del 1950) e all’assistenza medico-igienica ed educativa. 
La gravidanza viene seguita dal consultorio prenatale che offre assistenza ad ampio raggio e tende a creare un rapporto di fiducia tra la futura madre e il personale che si occuperà del bambino nell’asilo nido.
Le cure sanitarie sono fornite dall’ambulatorio pediatrico, che segue lo sviluppo del bambino fin dai suoi primi mesi di vita tramite il consultorio lattanti, aperto sia alle dipendenti che alle mogli dei dipendenti, aiutandole “ad allevare il piccolo in modo razionale e moderno, non solo dal punto di vista fisico, ma anche con un preciso criterio educativo” (così si esprime nel 1953 il volume dell’Olivetti “Servizi e assistenza sociale di fabbrica”). Negli anni ’30 questa funzione era svolta dal dispensario per lattanti che, aperto una volta la settimana, dava consigli alle mamme e distribuiva medicinali e alimenti per la prima infanzia.
Dal 1952 vengono creati, soprattutto nei paesi del Canavese, consultori gratuiti aperti a tutta la popolazione, con lo scopo di praticare assistenza ostetrica e profilassi prenatale in luoghi dove la cultura igienica è ancora piuttosto arretrata.
L’ambulatorio pediatrico presta assistenza medica a tutti i figli dei dipendenti fino ai 14 anni; i medicinali prescritti sono a carico dell’azienda, che fornisce rimborsi anche per visite specialistiche (se consigliate dall’ambulatorio), apparecchi ortopedici, acustici e occhiali. Inoltre, vengono realizzati importanti programmi di prevenzione  (vaccinazioni e visite odontoiatriche), come ad esempio la campagna di vaccinazioni anti-poliomielitiche del 1957, la prima attuata in Italia, quando le autorità statali non avevano ancora emanato alcuna disposizione al riguardo.
Accanto all’assistenza sanitaria sono previsti anche aiuti economici, dapprima introdotti come premi straordinari e successivamente trasformati in regolari integrazioni degli assegni familiari corrisposti dall’INPS.

Gli asili-nido e le scuole materne
Asili nido e scuole materne hanno un ruolo centrale nelle politiche della Olivetti per l’infanzia. Le iniziative si segnalano per l’innovazione e la qualità sia sul piano pedagogico, che su quello delle strutture, pensate “a misura di bambino” (ad esempio, l’asilo di Ivrea, voluto da Adriano Olivetti e progettato da Figini e Pollini tra il 1939 e il 1941).
Negli asili si vuole creare un ambiente aperto e stimolante: “Scopo dell’educazione non è di somministrare nozioni, ma piuttosto di offrire ai bambini la possibilità di un armonico sviluppo fisico, intellettuale ed emotivo in un ambiente tollerante e favorevole, cioè ricco di stimoli adeguati”. Per questo la Olivetti organizza propri corsi di formazione e aggiornamento per puericultrici e maestre.
Il nido accoglie i figli delle dipendenti da 6 mesi a 3 anni, mentre la scuola materna è per i bambini dai 3 ai 6 anni figli di lavoratori o lavoratrici. La quota di iscrizione è molto bassa (30 lire al giorno nel 1953, pari a circa 0,43 euro del 2005).
Negli anni ’60 e ’70, per rispondere alla crescente richiesta, la Olivetti, seppure in anni difficili, costruisce a Ivrea nuovi asili e riadatta altri edifici. Inoltre fornisce aiuto ad asili privati e pubblici sia in termini economici che di aggiornamento delle metodologie pedagogiche.
L’apertura verso la comunità locale diviene ancora più evidente nel 1961, quando viene istituito  un doposcuola comunale a pagamento per tutti i bambini della città: la quota di partecipazione è pagata per 1/3 dalle famiglie e per 2/3 dai servizi sociali Olivetti.

Le colonie
Per i bambini e gli adolescenti in età scolare i servizi sociali Olivetti si concentrano nel periodo estivo su colonie e campeggi, per molti anni completamente gratuiti.
Le colonie estive, un mese di soggiorno al mare o in montagna, nascono negli anni ’30. Dagli anni ’50 si svolgono anche i pre-campeggi per ragazzi dai 12 ai 14 anni e i campeggi per giovani dai 15 ai 20 anni, sia figli di dipendenti che dipendenti essi stessi; un’opportunità per scambi culturali, essendo spesso invitati giovani di paesi stranieri.
Anche in queste attività l’aspetto educativo è molto curato: secondo uno stile elaborato in collaborazione con il CEMEA (Centres d’Entraìntement aux Méthodes de l’Education Active), i bambini partecipano a un’esperienza di vita collettiva godendo di grande autonomia; organizzati in piccoli gruppi che si autoregolano sotto il controllo di un adulto, svolgono giochi e attività che li stimolano ad esprimere la propria personalità.
A Ivrea, in una bella zona collinare vicina ai principali stabilimenti, viene aperta anche una colonia diurna che nel periodo di chiusura delle scuole accoglie i figli dei dipendenti dai 6 ai 14 anni.
Vi sono anche le pre-colonie marine o montane per cure climatiche riservate ai bambini tra i 6 mesi e i 3 anni, accompagnati dalle madri, segnalati dall’ambulatorio pediatrico. Durante questo periodo le madri godono di un permesso retribuito, contro il quale nessuna urgenza lavorativa ha la facoltà di opporsi.

A partire dagli anni ’80, in seguito alla diminuzione del numero dei dipendenti e allo sviluppo di strutture e servizi sociali e sanitari pubblici più evoluti, la partecipazione alle colonie Olivetti, così come l’utilizzo degli altri servizi aziendali per l’infanzia, entra in una fase calante. In particolare, dal 2000 i figli dei dipendenti Olivetti usufruiscono delle colonie estive di Telecom Italia.