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Lo stato sociale olivettiano e la filosofia di un'azienda

Responsabilitą sociale o convenienza? Paternalismo o imprenditoria illuminata?
L'insolito caso di un'azienda che investe nei servizi sociali per i dipendenti e il territorio.

Alle origini dello "stato sociale" olivettiano
L’articolato sistema dei servizi sociali della Olivetti raggiunge la maggiore estensione tra gli anni ’50 e ’70, ma le sue basi sono più antiche; sono da ricercare nello spirito e nella cultura del fondatore Camillo Olivetti e del figlio Adriano.
La prima mutua aziendale, alla quale contribuiscono in egual misura i dipendenti e la Direzione, risale al 1909, appena un anno dopo la costituzione della Società; nel 1932 nasce la Fondazione Domenico Burzio (intitolata al primo direttore tecnico della Olivetti e stretto collaboratore di Camillo), creata per garantire all’operaio “una sicurezza sociale al di là del limite delle assicurazioni”; l’ufficio assistenti sociali e il servizio di autobus per trasportare i dipendenti dai paesi circostanti a Ivrea sono istituiti nel 1937.
Fino agli anni ’30, i servizi sociali in genere si configurano come misure assistenziali decise dalla Direzione per venire in aiuto del singolo operaio in situazione di indigenza. Ma in seguito, con Adriano Olivetti, i provvedimenti vengono istituzionalizzati: assumono la forma di un sistema organico di servizi sociali, sono caratterizzati da una forte attenzione alla persona e dalla costante ricerca della qualità e dell’efficienza. Inoltre, non sono più una concessione del padrone, ma un diritto del lavoratore.
A questa impostazione contribuisce in modo significativo il Consiglio di Gestione, istituito nel 1948 e rimasto in carica fino al 1971. Il Consiglio è un organo interno ma autonomo; ne fanno parte rappresentanti dell’azienda e dei dipendenti; ha potere consultivo in materia di organizzazione del lavoro, pianificazione degli impianti industriali, programmazione della produzione, miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica e ha parere vincolante per quanto riguarda la ripartizione delle risorse destinate dalla Direzione ai servizi sociali e di assistenza.

Colmare le lacune e anticipare i tempi del welfare state

I servizi sociali della Olivetti si differenziano da analoghe esperienze di grandi industrie italiane non solo per la vastità (coprono e assicurano tutto l’arco di vita del dipendente e dei suoi familiari), ma soprattutto per la qualità, l’indipendenza di gestione dall’azienda e l’apertura verso la comunità locale.
L’inizio della Carta Assistenziale, redatta tra il 1949 e il 1950 dal Consiglio di Gestione, ne sottolinea un aspetto fondamentale: “Il servizio sociale ha una funzione di solidarietà. Ogni lavoratore dell’Azienda contribuisce con il proprio lavoro alla vita dell’Azienda medesima […] e potrà pertanto accedere all’istituto assistenziale e richiedere i relativi benefici senza che questi possano assumere l’aspetto di una concessione a carattere personale nei suoi riguardi”.
Dunque, in Olivetti i servizi sociali non sono intesi come elargizione paternalistica del padrone, ma rientrano in una visione di responsabilità sociale dell’azienda. L’impresa è uno dei principali fattori di mutamento del tessuto sociale e quindi deve contribuire alla ricerca di una migliore qualità della vita individuale e collettiva.
Nella filosofia che ispira questa visione non è però estranea l’idea che un ampio sistema di assistenza sociale contribuisca a migliorare il rendimento (ovvero la produttività) e il coinvolgimento dei lavoratori, dal momento che questi sanno che il loro futuro e quello delle loro famiglie è protetto e assicurato.
In altri termini, la creazione di un ambiente sociale positivo rafforza la fedeltà del lavoratore e la sua disponibilità a collaborare attivamente allo sviluppo dell’impresa.
In ogni caso, i servizi sociali della Olivetti non mirano a sostituirsi al sistema pubblico, ma semmai a colmarne le carenze o ad anticiparne i tempi. E infatti, con il progressivo rafforzarsi dello stato sociale, per effetto di nuove leggi e nuovi contratti collettivi di lavoro, il ruolo dei servizi aziendali tende a ridursi, come si è verificato soprattutto a partire dagli anni ’80.

Sei aree d'intervento dei servizi sociali

Nel periodo di maggiore sviluppo, i servizi sociali della Olivetti sono distribuiti in fitta trama su tutto il territorio, non solo vicino alla fabbrica, e alcuni di essi sono aperti a tutta la popolazione. Si possono individuare sei principali aree di intervento:
· assistenza maternità e infanzia: oltre a servizi tradizionali, come asili o colonie estive, la Olivetti offre alle dipendenti durante la maternità una propria assistenza sanitaria e un vantaggioso trattamento salariale (astensione dal lavoro per 9 mesi e mezzo all’80% del salario);
· assistenza sanitaria: coordinata dall’ambulatorio generale, ha una copertura molto vasta. Oltre all’assistenza in fabbrica per gli infortuni, l’ambulatorio svolge attività di prevenzione delle malattie professionali e di profilassi per le famiglie, agendo sia attraverso i propri medici, sia indirizzando all’esterno. Un Fondo di Solidarietà Interna, costituito nel 1960 e alimentato dai contributi dei lavoratori e dell’azienda, integra le prestazioni del servizio sanitario nazionale;
· assistenza sociale: un aspetto innovativo dei servizi Olivetti è la presenza di assistenti sociali in fabbrica. Il servizio, voluto da Adriano Olivetti, seppur collegato all’Ufficio Personale, agisce con autonomia, intervenendo sia nei casi dei singoli lavoratori (ambientamento di nuovi assunti, difficoltà di tipo economico-sociale, disadattamento al lavoro), sia a livello collettivo, rilevando le condizioni di lavoro e collaborando per migliorare l’organizzazione della fabbrica.
· istruzione professionale: per rispondere alla necessità di formare personale specializzato la Olivetti gestisce una scuola organizzata in vari livelli con un Centro Formazione Meccanici, un corso per disegnatori, corsi serali, un Istituto Tecnico. La scuola è aperta tramite selezione a tutta la popolazione e, inoltre, fornisce borse di studio per i dipendenti Olivetti;
· servizi culturali: gestiti dal Centro Culturale mirano a fornire un insieme organico di strumenti di studio, informazione e ricreazione tramite la biblioteca di fabbrica (61.000 volumi e 3.000 periodici nel 1961 a Ivrea), manifestazioni culturali (dibattiti con specialisti di fama su temi di attualità, rassegne d’arte, proiezioni cinematografiche), corsi popolari, studi e pubblicazioni. Negli anni ’50 e ’60 le conferenze, i concerti e gli spettacoli si svolgono nei pressi della fabbrica anche durante le due ore di intervallo per il pranzo;
· gestioni varie: comprendono i servizi di mensa, di trasporto e per l’abitazione (accesso alle case per dipendenti costruite dalla Olivetti, concessione di prestiti e fidejussioni bancarie, consulenza tecnica e architettonica gratuita, ecc.).
Alle attività gestite direttamente dall’azienda, si aggiungono anche quelle condotte in modo autonomo dall’Associazione Spille d’Oro (costituita nel 1946), che raggruppa i dipendenti con più di 25 anni di anzianità aziendale, e dal Gruppo Sportivo Ricreativo Olivetti (costituito nel 1947).