Storia aziendale

Home    Storia aziendale    Settori di business

La Divisione Elettronica Olivetti: un'occasione perduta negli anni '60?

Tecnologia, management, finanza e politica industriale si intrecciano nell'appassionante storia della Divisione Elettronica Olivetti: era un "neo da estirpare", come sosteneva Valletta?

I pionieri dell'elettronica e un'impresa che guarda avanti
Sino alla metà degli anni '50 in Italia i calcolatori elettronici sono macchine pressoché sconosciute: enormi, costose, difficili da usare, non hanno mercato. Il primo calcolatore arriva nel 1954, quando il Politecnico di Milano acquista in California un sistema CRC; lo porta dall'America il prof. Luigi Dadda, che ha personalmente seguito la messa a punto presso il costruttore.
Le imprese italiane non pensano ancora all'impiego di sistemi elettronici, né tanto meno sono in grado di interessarsi alla progettazione e costruzione di queste macchine. In Italia l'Olivetti è probabilmente l'unica impresa che, pur riscuotendo un grande successo con le sue macchine per ufficio a tecnologia elettromeccanica, guarda avanti e si interessa all'elettronica.
Nel 1949 Enrico Fermi visitando l'Olivetti aveva richiamato l'attenzione di Adriano Olivetti sui possibili sviluppi dell'elettronica. Nel dicembre di quello stesso anno l'azienda aveva concluso un accordo con la francese Compagnie des Machines Bull e aveva dato vita alla joint-venture Olivetti-Bull per commercializzare macchine a schede perforate.
Nel 1950 l'Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo (INAC) dell'Università di Roma aveva proposto all'Olivetti un progetto per realizzare un calcolatore elettronico in Italia; ne era seguita una missione conoscitiva negli USA, con la partecipazione anche di un rappresentante dell'Olivetti, presso i principali laboratori elettronici americani, ma poi il progetto era stato abbandonato per mancanza di risorse economiche.
Nel 1952 Dino Olivetti (1912-1976), fratello di Adriano, aveva aperto a New Canaan nel Connecticut (USA) un centro di ricerche elettroniche, affidato a Michele Canepa, per seguire gli sviluppi della nuova tecnologia. Questo laboratorio si era impegnato anche nello sviluppo di alcuni prodotti per il mercato, ma è dal 1955 che l'attenzione dell'Olivetti per l'elettronica diventa molto più concreta. Quando l'Università di Pisa accoglie una proposta di Enrico Fermi e avvia il progetto di un calcolatore elettronico per applicazioni tecnico-scientifiche (CEP - Calcolatrice Elettronica Pisana), l'Olivetti si associa all'iniziativa e il 7 maggio 1955 firma una convenzione con l'Università di Pisa a cui offre un sostegno finanziario e il supporto di suoi ricercatori. Dopo pochi mesi, probabilmente sollecitata anche da Roberto Olivetti (1927-1985), figlio di Adriano, l'azienda pur continuando a collaborare con l'Università di Pisa, decide di lanciare un proprio progetto per realizzare un calcolatore general purpose per scopi industriali e commerciali.

Il progetto Elea

In una villetta di via del Capannone, a Barbaricina presso Pisa, si insedia un Laboratorio di Ricerche Elettroniche (LRE). Lo guida Mario Tchou (1924-1961), un giovane ingegnere italo-cinese, specializzato in fisica nucleare, incontrato da Adriano Olivetti alla Columbia University di New York. Attorno a Tchou si raccoglie un gruppetto di giovani ed entusiasti ricercatori che, insediati nel novembre 1955 in una villetta di Barbaricina, alla periferia di Pisa, iniziano a lavorare al progetto. Con nuove assunzioni il gruppetto dei ricercatori ben presto sale a una cinquantina e i risultati sono eccezionali: già nella primavera 1957 viene messo a punto un prototipo (Elea 9001 o "macchina zero", poi trasferita a Ivrea per automatizzare la gestione del magazzino), mentre l'anno successivo è pronto l'Elea 9002 a valvole (o "macchina 1V", poi trasferita alla direzione commerciale a Milano) che può essere considerato il prototipo di una macchina commerciale. Tchou, però, ne sospende il lancio sul mercato per sviluppare una macchina completamente transistorizzata, più veloce e meno costosa (la tecnologia del transistor è in rapido sviluppo negli USA). L'8 novembre 1959, l'Olivetti è in grado di presentare al Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi l'Elea 9003 (acronimo di Elaboratore Elettronico Aritmetico).
E' il primo calcolatore progettato e realizzato interamente in Italia e sul piano tecnologico in quel momento è forse il più avanzato sul mercato mondiale.  Si basa su una struttura logica d'avanguardia, in larga misura pensata da Giorgio Sacerdoti (1925-2005), e presenta un design fortemente innovativo, dovuto a Ettore Sottsass (1917-2007) e premiato con il Compasso d'Oro.
Accanto all'attività del Laboratorio di Ricerche Elettroniche, nell'autunno 1958 spostato da Barbaricina a Borgolombardo (MI) e più tardi, a fine 1962, a Pregnana (MI), continua a svilupparsi quella dell'Olivetti-Bull che oltre alle macchine perforatrici di schede commercializza anche sistemi elettronici sviluppati dalla casa francese. Il Laboratorio di New Canaan (resterà attivo fino al 1961, più tardi sostituito negli USA dal Centro di ricerche avanzate di Cupertino, in California) funge da osservatorio tecnologico, ma realizza anche prodotti per il mercato americano e contribuisce allo sviluppo della memoria di massa della CEP, l'elaboratore realizzato dall'Università di Pisa. Non solo: nel 1957 Olivetti con Telettra costituisce la SGS (Società Generale Semiconduttori, ora STM) per lo sviluppo della componentistica elettronica. Nel 1960 nella SGS entra anche l'americana Fairchild, guidata da Robert Noyce (in seguito fondatore di Intel), che sta lavorando ai primi circuiti integrati. La presenza Olivetti nell'elettronica è quindi a tutto campo.
Nel luglio 1960 un primo Elea 9003 viene donato al Ministero del Tesoro, ma la prima consegna su base commerciale avviene a settembre dello stesso anno con l'installazione di un Elea presso la Marzotto a Valdagno. Tra il 1960 e il 1964 seguono altre installazioni (per gli Elea 9003, circa una quarantina; prezzo di vendita intorno ai 500 milioni di lire) e si sviluppano altri modelli della classe Elea: il 6001 (1961) per applicazioni tecnico-scientifiche, molto apprezzato soprattutto negli ambienti universitari, e il 4001 (1963), per applicazioni business delle piccole e medie imprese, disegnato anch'esso da Ettore Sottsass. Si stima che l'Olivetti abbia installato oltre 200 sistemi delle classi Elea 9000, 6000 e 4000. In seguito in Olivetti viene avviato il progetto 4035 che nel 1965 - quando ormai la Divisione Elettronica è passata sotto il controllo della General Electric - porta alla realizzazione dell'Elea 4-115, subito ribattezzato dalla General Electric come GE 115, per applicazioni business. Questo modello registra un notevole successo commerciale, soprattutto grazie alle vendite sul mercato americano..

Nasce la Divisione Elettronica

Facciamo però un passo indietro, perché lo sviluppo dell'elettronica in Olivetti si scontra con seri ostacoli. Tre mesi dopo la presentazione dell'Elea 9003, proprio quando le prospettive della nuova tecnologia avrebbero richiesto un'importante svolta strategica e organizzativa, muore all'improvviso Adriano Olivetti, leader carismatico dell'azienda. Anche Mario Tchou nel novembre 1961 è vittima con il suo autista di un incidente stradale. Ai problemi di leadership si aggiungono quelli del conto economico, gravato dall'onere per l'acquisto, concordato nel 1959, della Underwood, storica ma poco competitiva impresa americana di macchine per scrivere.
Per razionalizzare il business, nell'ottobre 1962 tutte le attività elettroniche, compresa la Olivetti-Bull, di cui l'Olivetti sta rilevando il controllo pressoché totale, confluiscono nella Divisione Elettronica Olivetti (DEO). La nuova struttura, affidata a Ottorino Beltrami, dispone di circa 2.000 dipendenti e rientra nelle responsabilità di Roberto Olivetti, dal luglio 1962 amministratore delegato del Gruppo. A Roberto Olivetti fa capo direttamente il Laboratorio di Ricerche Elettroniche, che dopo la morte di Tchou è affidato a Sacerdoti. 
Lo sviluppo dei nuovi sistemi richiede costosi investimenti per l'hardware e per il software, che sempre più si rivela un collo di bottiglia; il mercato italiano è ancora poco preparato ad accogliere le novità tecnologiche; in Olivetti la struttura commerciale, di assistenza e di sviluppo delle applicazioni è esigua e non sempre è sufficiente il grande impegno di due brillanti manager: Elserino Piol e Marisa Bellisario. Così, il conto economico della DEO si regge a stento sui ricavi e sugli utili della Olivetti-Bull, che mascherano le perdite delle altre attività elettroniche. In azienda, chi opera nei redditizi prodotti tradizionali (meccanici ed elettromeccanici) lamenta che l'elettronica brucia risorse e non porta utili.

Arriva la General Electric: dalla DEO alla OGE
Quando nel maggio 1964 la precaria situazione finanziaria della Olivetti conduce all'ingresso di un gruppo di intervento formato da Fiat, Pirelli, IMI, Mediobanca e la Centrale, il nuovo vertice aziendale (Bruno Visentini, presidente; Aurelio Peccei, amministratore delegato) decide subito di cedere il 75% della Divisione Elettronica alla General Electric, che ha appena rilevato gran parte delle attività della francese Bull. L'accordo con Olivetti è siglato nell'estate 1964, ma la joint-venture che ne deriva, la Olivetti General Electric (OGE), formalmente nasce solo nel luglio 1965.
La nuova proprietà americana dà fiducia al management italiano: Beltrami resta amministratore delegato e il progetto OGE si conquista una sua autonomia, soprattutto nei sistemi di medio-piccole dimensioni. Gli elaboratori della serie GE-100 sviluppati in Italia e derivati dall'Elea 4001 ottengono un notevole successo e se ne vendono oltre 4.000 unità.
Ma nel 1968 la Olivetti cede a General Electric anche la residua quota del 25% ed esce del tutto dalla OGE, che assume la denominazione di General Electric Information Systems Italia (GEISI). Quando nel 1970 la General Electric abbandonerà a sua volta il settore informatico, la GEISI verrà rilevata dalla Honeywell e assumerà la denominazione di Honeywell Information Systems Italia (HISI).

Un'occasione perduta?
E' probabile che sulla frettolosa decisione del gruppo di intervento di cedere nel 1964 la Divisione Elettronica abbiano influito più le pressioni esterne che i risultati di accurate valutazioni sulla reale situazione dell'azienda.
Molti hanno criticato non solo la miopia di alcuni industriali e finanzieri, ma anche il disinteresse della classe politica che ha ignorato l'importanza strategica delle nuove tecnologie e non è intervenuta per salvaguardare e promuovere il patrimonio di know-how elettronico accumulato in Olivetti.
Un patrimonio di grande valore, testimoniato, oltre che dai risultati ottenuti dalla OGE, anche dal successo della Programma 101, il computer programmabile da tavolo realizzato nel 1965 da Pier Giorgio Perotto, uno dei pochissimi ingegneri elettronici rimasti in Olivetti dopo l'accordo con General Electric.
Con la cessione della Divisione Elettronica l'Olivetti perde risorse e competenze preziose; la transizione all'elettronica e all'informatica entra in fase di stallo e sfuma la storica opportunità di entrare nel nuovo mondo dei computer in anticipo su molti concorrenti. Un'occasione perduta per l'Olivetti, dunque, che riprenderà la via dell'elettronica più avanti, nel corso degli anni '70. E forse, un'occasione perduta anche per il Paese e la sua industria.

 
                                Videogallery

                                Elea classe 9000 (1960, 31' 01")

                                La memoria del futuro (1960, 12' 50")

                                Filmati della "playlist Olivetti" pubblicata su Youtube dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa,
                                a cui l'Associazione Archivio Storico Olivetti ha affidato la conservazione delle sue pellicole storiche.
                               Al termine di ogni filmato la visione prosegue in modo automatico con i successivi titoli della playlist