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T1, T2 e Te 300: tre generazioni di telescriventi Olivetti

Dopo il telegrafo, prima del fax e della e-mail, arriva il telex:
una macchina per scrivere che trasmette un messaggio, una che lo riceve e lo scrive in modo automatico

Le prime telescriventi arrivano sul mercato agli inizi del ‘900, ma cominciano a diffondersi in modo significativo solo negli anni tra le due guerre. I primi sviluppi sono legati all’evoluzione del telegrafo: anziché trasmettere segnali in codice Morse, con le telescriventi si trasmettono sulla rete segnali, opportunamente codificati, capaci di azionare a distanza il meccanismo di stampa della macchina che riceve il messaggio. In pratica, si tratta di un sistema che integra il telegrafo con la macchina per scrivere.
La diffusione delle telescriventi inizialmente è sollecitata da esigenze militari e delle amministrazioni pubbliche, ma ben presto l’utilità del servizio diviene evidente anche nel mondo commerciale. Negli USA il primo servizio pubblico di telex (dall’inglese “teleprinter exchange”) inizia nel 1931: ai privati viene offerta la possibilità di abbonarsi e di trasmettere o ricevere messaggi direttamente nelle proprie sedi, senza bisogno, come nel caso dei telegrammi, di recarsi personalmente a un ufficio postale. Basta disporre di una telescrivente e di un apparecchio di collegamento, connesso con una linea dedicata alla centrale più vicina, che riceve e smista i messaggi e che di norma è situata presso un ufficio postale.
In Italia l’uso del telex in ambito militare e pubblico inizia negli anni ’30, ma solo negli anni ’50 viene istituito un servizio pubblico telex. Tutte le telescriventi impiegate sono prodotte dalla Olivetti e appartengono al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni. Il privato che vuole usufruire del servizio deve abbonarsi pagando un canone annuo per il noleggio e manutenzione del posto di utente e della linea di collegamento alla centrale. Le tariffe di traffico sono calcolate in base alla durata delle comunicazioni e alla distanza delle località collegate.

Le telescriventi Olivetti T1 e T2
Il progetto della prima telescrivente Olivetti si avvia nel 1936, quando Massimo Olivetti (figlio di Camillo e fratello minore di Adriano) e Giuseppe Beccio, direttore tecnico, cominciano a lavorare a una macchina di questo tipo su richiesta della Marina Militare. Pur trattandosi di un settore di attività non ancora esplorato dalla Olivetti, i primi due prototipi sono pronti già nel 1937 e l’anno seguente, al Salone della Meccanica di Torino, viene presentata la T1: è la prima telescrivente Olivetti, prodotta nelle due versioni trasmittente-ricevente e solo ricevente.
I primi modelli, cosiddetti “a zona”, stampano su strisce di carta che vengono poi tagliate e incollate su fogli o moduli di telegramma per rendere più agevole la lettura. Più tardi vengono introdotti i modelli “a carrello”, che consentono di riprodurre il testo direttamente su un normale foglio.
Il funzionamento delle prime telescriventi è piuttosto semplice: premendo un tasto della macchina si trasmettono, attraverso cavi telefonici o telegrafici o coassiali o anche via etere, gli impulsi elettrici che provocano in un’altra macchina uguale, posta all’altra estremità del circuito, la scrittura dei messaggi, lettera per lettera, così come sono stati digitati. Gli impulsi elettrici trasmessi, grazie a una perforatrice collegata alla macchina, possono anche essere trasformati in un nastro perforato, che – inserito in un apposito trasmettitore automatico – rigenera gli impulsi originali e consente la trasmissione differita a più soggetti.
La codifica e il riconoscimento dei caratteri si basa su un codice internazionale, costituito da 32 combinazioni di impulsi elettrici positivi e negativi, sufficienti a identificare tutte le lettere e i segni del messaggio. Ogni carattere battuto sulla tastiera lancia sulla linea un gruppo di 5 impulsi, aventi ognuno la durata di 20 millesimi di secondo, che, all’arrivo, provocano sulla macchina ricevente il movimento del corrispondente martelletto.
Nel dopoguerra la diffusione delle telescriventi accelera. Oltre al Ministero della Difesa, il principale cliente è l’amministrazione postale che progressivamente sostituisce con telescriventi le vecchie apparecchiature telegrafiche. Ma anche le banche e le imprese iniziano a dotarsi di propri apparecchi telex.
Sollecitata dall’interesse del mercato, nel 1948 l’Olivetti presenta un secondo modello di telescrivente, la T2, che migliora la precedente macchina soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità, le dimensioni e la manutenzione. La nuova macchina, che ricorda la Lexikon 80, è molto più piccola e leggera della T1 (pesa quasi la metà) e si compone di un minor numero di parti. La possibilità di smontarla in pochi minuti facilita la manutenzione e ne riduce sensibilmente i tempi e i costi.

Un nuovo modello di telescrivente: la Te 300
Nel 1960 l’Olivetti comincia a lavorare al progetto di una nuova generazione di telescriventi, che prenderà il nome di Te 300. L’idea nasce dalla necessità primaria di fornire un prodotto che non viene utilizzato solo in ambienti specializzati, come quelli postali, ma che è destinato al mondo delle imprese e a utenti che alla telescrivente chiedono non solo la capacità di trasmettere e ricevere messaggi, ma anche di integrarsi meglio con le altre macchine per ufficio.
L’Olivetti punta, quindi, alla realizzazione di una macchina di alte prestazioni, affidabile, progettata con criteri di modularità, adatta a un ambiente di ufficio, rapida e semplice da usare. I progettisti dedicano particolare attenzione all’ottimizzazione dei meccanismi di trasmissione del movimento, alla silenziosità dell’apparecchio, alla riduzione dell’usura. Nella produzione di varie parti della Te300 si ricorre all’impiego di tecnologie avanzate della sinterizzazione (o metallurgia delle polveri) e della lavorazione delle plastiche, non solo per ridurre i costi, ma anche per ottenere pezzi complessi e polifunzionali di elevata precisione e qualità.
Molta cura è dedicata anche al design, affidato a Ettore Sottsass jr. La Te 300 ha un aspetto molto semplice e lineare e trasmette un’immagine di funzionalità anche sotto il profilo estetico. La tastiera è disegnata in modo da ricordare quella di una normale macchina per scrivere elettrica, così da rendere più agevole il lavoro delle segretarie e dattilografe che utilizzeranno la macchina.
La gestazione del progetto è abbastanza lunga e il primo modello della nuova serie entra in produzione nel 1968, quando ormai il servizio telex in Italia conta 300.000 abbonati ed è in rapido sviluppo. Il buon momento del mercato e il carattere innovativo della Te 300 (es. può trasmettere sia con il vecchio codice a 5 bit, sia con un codice più evoluto a 8 bit che consente un alfabeto più ricco di quello telegrafico e più consono alle esigenze dell’elaborazione elettronica dei dati) ne favoriscono il successo e l’impiego anche nei normali ambienti di ufficio.

Negli anni successivi, l’inarrestabile progresso dell’elettronica esercita una forte influenza anche sullo sviluppo delle telescriventi e sul servizio telex. Si susseguono gli annunci di nuovi e sempre più evoluti modelli Olivetti, dapprima della serie Te 300 e poi, dal 1975, della nuova serie Te 400 che impiega largamente l’elettronica.  Nel 1982, con l'avvio della nuova serie di telescriventi Te 500 l'impiego dell'elettronica - ormai divenuta tecnologia abituale anche per le macchine per scrivere - diventa generalizzato e il servizio telex può offrire soluzioni sempre più estese e interessanti.
Ma sul finire degli anni ’80 inizia la fase di grande diffusione del facsimile, seguita poco più tardi da quella della posta elettronica. Le ripercussioni sulla domanda di telescriventi sono inevitabili: il telex perde progressivamente importanza, tanto che in Italia il servizio pubblico cessa formalmente alla fine del 2001.

                
                                Videogallery

                                La telescrivente Olivetti. Principi di funzionamento ed usi (1955, 26' 31")

                                Filmato della "playlist Olivetti" pubblicata su Youtube dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa,
                                a cui l'Associazione Archivio Storico Olivetti ha affidato la conservazione delle sue pellicole storiche.
                                Al termine del filmato la visione prosegue in modo automatico con i successivi titoli della playlist