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Sviluppo dei sistemi modulari in Olivetti negli anni '70

Quando i costi diventano il principale fattore competitivo,
la progettazione di sistemi informatici con criteri di modularità diviene una soluzione strategica

All'inizio degli anni '70, l'Olivetti nell'area sistemistica è presente in questi principali settori:
- Microcomputer (in seguito Personal Computer)
- Sistemi contabili
- Terminali bancari
- Data Entry
- Word processing
A seconda delle prestazioni offerte dai prodotti e delle modalità d'impiego della tecnologia elettronica nell'impostazione degli sviluppi, nei settori si possono distinguere sistemi di fascia bassa, per i quali il fattore competitivo prevalente è il costo, e sistemi di fascia alta, in cui prevalgono gli aspetti prestazionali.
Oltre al prezzo, altri fattori contribuiscono a differenziare la fascia alta e quella bassa:
- tipo e prestazioni dei gruppi meccanici base del posto di lavoro;
- la diversa configurabilità ed espandibilità (capacità di memoria, tipo di supporto magnetico per dati e programmi);
- la potenza di elaborazione della Unità Centrale (velocità e grado di parallelismo delle operazioni interne).
Tra il 1972 e il 1978 (amministratore delegato è Ottorino Beltrami; responsabile del product planning è Marisa Bellisario) l'Olivetti commercializza questi principali prodotti (in grassetto i prodotti di fascia alta):
- Microcomputer   P652 ('73); P6060 ('76); 6040 ('77);   P6066 ('77);
- Sistemi Contabili   A5 ('74); A7 ('74); A6 ('76); BCS3030 ('78);
- Terminali Bancari  TC800 ('74);  TC1800 ('78);
- Data Entry    DE500 ('72); DE700 ('77);
- Word Processing   Editor S14 ('72); TES501 ('76); TES401 ('78).

L'impostazione modulare nello sviluppo dei prodotti Olivetti
Nello sviluppo di questi prodotti si ricorre alla progettazione modulare. Il concetto base consiste nella definizione di gruppi e unità funzionali utilizzabili, nell'ambito di una stessa  fascia, da sistemi di diversi settori. Questi gruppi non sono quindi solo individuabili funzionalmente, ma costituiscono dei moduli fisici producibili e collaudabili indipendentemente dal sistema su cui sono inseriti.
Nei sistemi di fascia alta della Olivetti, l'impostazione modulare si concreta nella utilizzazione per i sistemi di tutti i settori applicativi (escluso il word processing) di una  stessa unità centrale (la UC 1009) con il corredo di governi e piastre di memoria. In questo modo si ottengono tangibili vantaggi in termini di economia di risorse e tempi di sviluppo.
Nei sistemi di fascia bassa, invece, la ricerca esasperata della competitività basata sul prezzo conduce a utilizzare, pur nell'ambito di un'impostazione sistemistica comune, soluzioni specifiche per i vari prodotti.
Negli anni '70 i sistemi elettronici Olivetti si basano su questo schema tipo:
- unità centrale (su una o due piastre)
- piastra di memoria RAM e ROM
- una o due piastre di governo dell'unità magnetica base
- piastra di governo delle unità costituenti il posto di lavoro
- piastre di estensione per il collegamento di periferiche specifiche
Le piastre logiche contengono circa 80-90 circuiti integrati MSI; dapprima si discute molto sull'alternativa tra tecnologia bipolare e tecnologia MOS, ma verso la fine del decennio il confronto si risolve con la definitiva affermazione del microprocessore MOS.
Nel caso del sistema di scrittura TES 401 e del microcomputer P6040, usciti nel 1977-78, viene già introdotta la struttura a piastrone unico, tipica dei futuri PC.
Nello sviluppo dei sistemi gioca un ruolo importante la rapida crescita delle memorie RAM consentita da un inarrestabile progresso tecnologico che offre la possibilità di progettare prodotti con sempre maggiori prestazioni. Negli anni '70 si ragiona ancora in termini KByte (da 1 KB della P652 ai 64 KB di TC800 e P6060), ma è già in atto la tendenza che porterà ai Mega dei decenni successivi e ai Giga odierni.

I problemi del linguaggio e delle memorie di massa
Ben presto nello sviluppo dei sistemi emergono due importanti problemi.
a) Nell'ambito di ogni settore applicativo nasce l'esigenza di unificare il linguaggio di programmazione, non solo tra sistemi della stessa generazione, ma ancor più tra sistemi di generazioni successive. Ciò al fine di assicurare la compatibilità delle applicazioni già sviluppate e minimizzare tempi e costi della migrazione.
In Olivetti il problema viene risolto scegliendo il linguaggio Basic per i Microcomputer/Personal Computer, il linguaggio proprietario Basic Assembler Language (noto agli addetti ai lavori come LIMO, Linguaggio Interattivo Macchina Olivetti) per i Sistemi Contabili e per i Terminali Bancari. Per il Word Processing si definisce un set comune di comandi che caratterizzano l'interfaccia con l'operatore.
b) In tutti i settori applicativi diviene evidente l'esigenza di disporre di unità sufficientemente capaci per l'archiviazione dei dati e programmi. In seguito il problema verrà agevolmente risolto dalla crescente capacità degli hard disk dei PC; ma negli anni '70 si deve ricorrere a dispositivi di natura diversa: le cartucce di nastro magnetico standard Ecma nel '72, i primi floppy disk nel '74 con capacità 125-250 Kbyte, i primi hard disk con capacita 5-10 MByte, disponibili a prezzi non proibitivi solo per sistemi di fascia alta dal 1976-77. Ognuna di queste tecnologie, per motivi  di prestazioni o di costo, si adatta all'uno o all'altro settore applicativo, ma non è adeguata per un utilizzo generale.
In questo campo l'Olivetti progetta dapprima (1972) un'unità a cartuccia di nastro magnetico di grande capacità, ma con elevato tempo di accesso (peraltro viene utilizzata nel sistema di scrittura Editor S14, dove l'accesso alle informazioni è definito dai ritmi e tempi dell'operatore umano). In seguito (1978) sviluppa una piccola unità a disco flessibile, con capacità di 16KB, utilizzata con successo nel sistema di scrittura TES 401 per memorizzare un singolo documento; come forma e dimensioni è una anticipazione degli attuali floppy disk.

Sistemi a flessibilità ancora limitata
Tra i prodotti Olivetti tecnologicamente più significativi in questo periodo vi è il TC800, che per primo utilizza un piccolo modulo video come interfaccia operatore (per vari motivi, di costo e di abitudine, negli anni '70 il video è quasi sconosciuto nei posti di lavoro che non siano semplici terminali "stupidi" di un elaboratore). Il TC800 brilla per la estrema configurabilità e versatilità offerta nelle applicazioni bancarie, e per la sua architettura Client-Server largamente anticipatrice delle successive configurazioni di rete dei PC.
In generale, però, a confronto con la totale flessibilità applicativa dei personal computer, i sistemi realizzati negli anni '70 sono a "flessibilità limitata", in parte per le scelte di progetto e in parte anche per decisioni di marketing.
Un esempio viene dal microcomputer P6060, uscito nel 1976. Nonostante un'architettura sistemistica che anticipa di qualche anno quella affermatasi poi nel mondo con i personal computer, il P6060 non esce dalla nicchia delle applicazioni tecnico-scientifiche in quanto l'Olivetti teme di "cannibalizzare" altri prodotti in settori in cui l'azienda già opera con successo.
La specializzazione applicativa dei sistemi negli anni '70, di fatto presente soprattutto nei mercati europei (negli USA il contesto tecnico-commerciale è invece molto più evoluto già a partire dal 1975-76), ritarda di qualche tempo l'evoluzione di questi sistemi verso l'architettura del personal computer, ma all'Olivetti offre anche qualche vantaggio. Vi sarà infatti un margine ancora di qualche anno per commercializzare con successo, a partire dal 1978, le macchine per scrivere elettroniche, prima che i PC prendano il definitivo sopravvento anche nel campo della scrittura.

(liberamente tratto da un documento di Giovanni De Sandre; ha collaborato Gastone Garziera)