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Olivetti e i sistemi aperti: la Open System Architecture

Una soluzione architetturale d'avanguardia a favore dei sistemi aperti,
ma che sul mercato dovrà fare i conti con l'affermazione degli standard di fatto

Unix e lo scontro tra sistemi aperti e proprietari
Fino ai primi anni '90, il mondo dell'informatica dei medi e grandi computer era indiscutibilmente dominato dai sistemi proprietari: macchine che avevano una propria esclusiva architettura, un proprio sistema operativo e che non potevano dialogare con le macchine di altri produttori. Anzi, in molti casi non dialogavano neppure con le macchine di una serie diversa dello stesso produttore.
Uno dei pochi esempi contro-corrente di quegli anni era costituito dal sistema operativo Unix, sviluppato nei laboratori di ricerca dell'americana AT&T; sul mercato, però, la presenza di sistemi basati su Unix era estremamente limitata e spesso erano versioni ("dialetti") che limitavano la piena interoperabilità.
Nella seconda parte degli anni '80, a seguito degli accordi  con AT&T, l'Olivetti inizia lo sviluppo  di un sistema operativo Unix System V, la cui definizione non era appannaggio di un solo costruttore ma veniva demandata ad associazioni,  X/Open e Unix International; queste erano controllate ,con criteri rappresentativi,  dalle numerose aziende erano sostenitrici  dei sistemi cosiddetti aperti, le quali  si impegnavano a sviluppare Unix seguendone le direttive, rendendo così possibile la interoperabilità tra i loro sistemi e la portabilità di programmi da un sistema all'altro.
E' questo il punto di partenza per lo sviluppo delle architetture multifunzionali aperte, ove coesistono funzioni standard de jure, definite da organismi internazionali,  e de facto, ossia realtà di mercato a larga diffusione. Sono tali, oltre a Unix, anche  MS-DOS, le architetture ISO-OSI, SNA, Ethernet e TCP-IP.

Lo sviluppo della Open System Architecture
In questo contesto, nel 1987 l'Olivetti presenta un grande progetto informatico: la OSA - Open System Architecture.
OSA integra minicomputer della famiglia LSX (basati su una CPU Motorola 68000) che possono ospitare sia MOS, sia Unix System V, workstation basate su PC-DOS e PB-DOS, minicomputer 3B della AT&T e il sistema fault tolerant CPS-32, attraverso una rete a due livelli, locale e geografico. Inoltre, con l'utilizzo di router e gateway, OSA si può connettere a reti esterne di altri costruttori, ad esempio di tipo SNA e/o TCP-IP, realizzando la convivenza dei mondi proprietari ed aperti.
Il ponte a tre archi, "the Bridge", adottato come logo dell'architettura, ben sintetizza la connessione tra le applicazioni già presenti nel parco istallato, con cui OSA mantiene una completa compatibilità, e il mondo dei sistemi aperti.
Questa soluzione alla fine degli anni '80 interpreta il trend dello sviluppo che avrebbe pilotato la tecnologia negli anni '90.
Nel 1991 l'introduzione di nuovi minicomputer della serie LSX 5000 e di vari altri sistemi coerenti con la logica dell'OSA evidenzia come l'offerta sviluppata dalla Olivetti sia all'avanguardia, soprattutto sotto il profilo architetturale. In questa occasione, le nuove soluzioni presentate a Montecarlo riscuotono grande attenzione e apprezzamento da parte degli analisti del settore. 
Nel 1994, una nuova serie della famiglia di minicomputer LSX 5000 (sistemi 5030/40/50), con sistema operativo Unix progettato nei laboratori Olivetti, con multiprocessing e real-time transaction oriented, risulterà  significativamente la migliore tra tutti i concorrenti di riferimento, americani inclusi, in base alle prestazioni misurate con il  benchmark TPC-C (Transaction Processing Performance Council).

Gli effetti della standardizzazione di fatto
La OSA costituisce un esempio significativo della capacità di "visione" della Olivetti: la soluzione proposta anticipa in termini generali una tendenza che negli anni successivi emergerà sul mercato, con l'affermazione dei sistemi aperti a scapito dei sistemi proprietari.
L'OSA, un progetto estremamente complesso, testimonia anche le elevate competenze sistemistiche e di software accumulate in Olivetti.
Tuttavia queste valutazioni positive non impediranno un indebolimento delle posizioni di mercato della Olivetti.
Nel corso degli anni '90, infatti, si affermeranno sempre più quei produttori che potendo far leva su un vasto mercato interno e/o su indiscusse capacità di penetrazione dei mercati internazionali (Microsoft è il tipico esempio) risulteranno in grado di imporre le proprie soluzioni come uno standard di fatto.
Agli altri produttori non rimarrà che adattarsi e difendere il diritto a disporre delle interfacce per sviluppare le proprie applicazioni, oppure appoggiare la crescita, difficoltosa, del movimento Open Source, erede diretto di Unix e del mondo dei sistemi aperti.
Una soluzione architetturale d'avanguardia a favore dei sistemi aperti, ma che sul mercato dovrà fare i conti con l'affermazione degli standard di fatto.