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Le calcolatrici elettroniche

Come l'Olivetti affronta la trasformazione imposta dall'elettronica anche nel settore delle macchine da calcolo,
per molti anni uno dei business più redditizi dell'Azienda
L'irresistibile avanzata dell'elettronica
La Olivetti entra nel settore del calcolo all’inizio degli anni ’40, quando presenta sul mercato i primi modelli di calcolatrici meccaniche. Si tratta di semplici addizionatrici, che però in breve aprono la strada a una vasta serie di modelli più evoluti, che permettono alla Olivetti di diventare uno dei maggiori produttori di calcolatrici meccaniche al mondo.
Negli anni ’50 prodotti come la Divisumma 24 e la Tetractys si affermano sul mercato mondiale grazie all’eccellente connubio tra innovazione tecnologica e design, e il bilancio della Olivetti per diversi anni beneficia degli elevati margini di redditività consentiti da questi e altri modelli di calcolatrici.
Ma con gli anni ’60 lo sviluppo della tecnologia elettronica inizia a modificare le condizioni del mercato. Nel 1961 esce sul mercato inglese una prima calcolatrice elettronica da tavolo; nuovi modelli si susseguono in questo settore soprattutto a partire dal 1964, proprio mentre la forzata cessione della Divisione Elettronica alla General Electric frena in Olivetti la transizione verso la nuova tecnologia. Nel settore del calcolo riprendono fiato gli ingegneri meccanici che moltiplicano gli sforzi per sviluppare prodotti a tecnologia meccanica sempre più sofisticati, nel tentativo di competere con le calcolatrici elettroniche dei concorrenti giapponesi e americani.
Questa tendenza in Olivetti culmina con la Logos 27-2 (1967), calcolatrice meccanica superautomatica progettata da Teresio Gassino e dotata di soluzioni e prestazioni di grande interesse; è un vero gioiello della meccanica di precisione, ai limiti delle possibilità di questa tecnologia. Ma i costi elevati, anche per la complessità della produzione, limitano la competitività del prodotto su un mercato che ormai è giunto a un punto di svolta. Nel calcolo la meccanica deve cedere il passo all’elettronica, che rende semplici e veloci anche le funzioni più complesse, senza contare i vantaggi della memoria e delle dimensioni sempre più ridotte delle macchine.

La produzione delle nuove calcolatrici
La prima calcolatrice a tecnologia elettronica presentata dalla Olivetti è la Logos 328, che esce nel 1968; deriva direttamente dalla Programma 101, il computer da tavolo progettato da Pier Giorgio Perotto (1965), con l’unica differenza di essere priva di programma. Questa macchina apre la strada ad una vasta serie di modelli di calcolatrici elettroniche, che otterranno un ampio successo di mercato.
La Logos 328 è basata su una tecnologia e un’architettura pensate per un calcolatore programmabile e ha quindi dei costi elevati. La prima macchina che permette alla Olivetti di inserirsi in modo più efficace nel settore delle calcolatrici elettroniche è la Logos 270, uscita nel 1970, disegnata da Mario Bellini e subito premiata con il Compasso d'Oro. Il nuovo prodotto è uno strumento di calcolo potente, compatto e facile da usare; un elemento particolarmente curato è costituito dalla tastiera, che permette all’utente di capire in modo semplice e intuitivo come svolgere le diverse funzioni: oltre alle 4 operazioni, l’accumulo dei prodotti o dei quozienti, il quadrato o la radice quadrata, la percentuale di un numero… La nuova tastiera, inoltre, presenta una caratteristica innovativa costituita dallo “svincolo”: ciò significa che l’utente, anche continuando a tenere abbassato un tasto appena azionato, può premere altri tasti successivamente, introducendo correttamente le nuove cifre.
La Logos 270, come quasi tutti i modelli che seguiranno, è una calcolatrice scrivente, perché destinata in primo luogo al mercato professionale. L’adozione di soluzioni di stampa economiche ed efficaci si rivelerà in molti casi un fattore decisivo per il successo di mercato.

Gli anni Settanta e i nuovi modelli

La produzione delle calcolatrici elettroniche Olivetti continua a ritmo serrato e gli anni ’70 sono caratterizzati dall’uscita sul mercato di un gran numero di nuovi modelli. Nel 1973, ad esempio, vengono presentate le Divisumma 18 e 28, disegnate da Mario Bellini. Sono macchine sicuramente innovative sotto l’aspetto tecnologico, ma che si distinguono soprattutto per il design non convenzionale, per lo speciale materiale utilizzato che le rende morbide al tatto, per le dimensioni contenute rispetto ai modelli scriventi allora disponibili sul mercato (la Divisumma 18 è addirittura un modello portatile). Non sorprende che queste macchine entrino a far parte delle collezioni del MoMA - Museum of Modern Art di New York, dove già ci sono le calcolatrici meccaniche Divisumma 24 e Summa 19. Altre calcolatrici Olivetti entreranno al MoMA, a cominciare dalla elettronica Logos 50/60, anch’essa uscita nel 1973 e disegnata da Mario Bellini, che nuovamente punta ad un design decisamente innovativo e originale: la macchina, infatti, ha una forma ispirata a quello di un leggìo, con l’obiettivo di renderne più semplice e confortevole l’utilizzo.
Tra il 1976 e il 1977 la Olivetti presenta sul mercato 11 nuovi modelli di macchine da calcolo elettroniche (tra queste la Logos 80, di Mario Bellini, anch'essa nelle collezioni del MoMA) e si conferma così il maggior produttore mondiale di calcolatrici elettroniche scriventi.
Il progresso dell’elettronica poco per volta rende più “banale” il progetto, ma in quegli anni i nuovi prodotti offerti dalla Olivetti sono ancora relativamente sofisticati e si presentano con diverse funzionalità per rispondere alle differenti necessità applicative dei clienti. Alcuni modelli sono destinati al calcolo semplice e pratico (come le Divisumma 32 e 33), altri al calcolo professionale (le Logos 40a e 42a, disponibili anche nelle versioni con stampante e display) o al calcolo di tipo amministrativo e di tipo scientifico (le Logos 75B e 75S).
Tutti questi nuovi prodotti sono caratterizzati da soluzioni tecnologiche e costruttive decisamente avanzate (come la logica a MOS monochip o la stampante termica ad aghi), nonché dalla praticità d’uso, alla quale contribuisce un design nuovo e compatto.

La produzione continua

Col passare del tempo, aumentano la standardizzazione e la banalizzazione delle macchine da calcolo; l’offerta Olivetti cerca allora di differenziarsi attraverso il meccanismo di stampa incorporato nella macchina e il design.
A metà degli anni ’80 esce una nuova linea di macchine da calcolo che prende il nome di Silent Dry: i modelli presentati sono caratterizzati da una tecnologia di stampa “dry ink jet” (che trasferisce “a getto” uno speciale inchiostro secco su rotoli di carta comune) e da un’assoluta silenziosità durante l’utilizzo (da questo l’associazione dei due termini silent-dry). Le tre macchine proposte, la Divisumma 232 Pd, la Logos 262 Pd e la Logos 264 Pd, consentono di eseguire dei calcoli molto complessi e posseggono dei display che arrivano a visualizzare fino a 14 cifre.
Anche in seguito l’Olivetti ha continuato a presentare sul mercato nuovi modelli di calcolatrici, molte delle quali ideate da designer e artisti di fama mondiale; è il caso della calcolatrice Gioconda, disegnata nel 2001 da Michele De Lucchi, autore di alcuni tra i più noti prodotti Olivetti degli anni ’80 e ’90.


                                Videogallery

                                Spot Olivetti - Calcolatrice Divisumma 18 (1973, 1'  09")

                                Spot Olivetti - The business calculators (1975, 30")

                                Filmati della "playlist Olivetti" pubblicata su Youtube dall'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa, 
                                a cui l'Associazione Archivio Storico Olivetti ha affidato la conservazione delle sue pellicole storiche.
                                Al termine di ogni filmato la visione prosegue in modo automatico con i successivi titoli della playlist