Architetture

Home    Architetture    I Negozi Olivetti

Un negozio nel cuore di Parigi

A due passi dall'Eliseo, con l'allestimento di Franco Albini prima e Gae Aulenti poi,
l'Olivetti insieme ai prodotti presenta alla Francia il suo stile aziendale

La presenza dell'Olivetti in Francia si consolida a partire dal 1939 con la costituzione della Sampo Olivetti (Société Anonyme de Machines de Précision et Outils). A causa della guerra l'attività della società appena costituita viene sospesa, ma a partire dal 1946 inizia una fase di costante e rapido sviluppo. Con l'aumento del fatturato e del numero dei dipendenti la Sampo deve dotarsi di nuove sedi sia in Parigi, sia - a partire dal 1955 - in altre città francesi.

Arte e atmosfera accogliente nel progetto di Franco Albini
Tra il 1958 e il 1959 la Sampo (che nel 1970 diventerà Olivetti France) trasferisce la sua sede principale nel nuovo edificio al n. 91 della Rue du Faubourg St. Honoré, nel cuore di Parigi. E' una via prestigiosa, ricca di storia; al n. 55 si trova il palazzo dell'Eliseo, sede del presidente della Repubblica Francese; lungo la via si incontrano eleganti boutiques, gallerie d'arte, negozi di antiquariato. In un simile ambiente la sede della consociata diventa  l'occasione per far conoscere meglio non solo i prodotti, ma anche lo stile Olivetti, l'immagine aziendale.
Come nel caso di Venezia e di New York, viene avviato il progetto di un negozio che sia strumento di presentazione della società, prima ancora che strumento di vendita commerciale. Il compito di elaborare questo progetto è affidato a Franco Albini (1905-1977), che si avvale della collaborazione di Franca Helg (1920-1989) che fa parte del suo studio.     
Albini è ormai un architetto affermato e anche in Olivetti è molto noto ed apprezzato: ha vinto il Compasso d'oro nel 1955 e nel 1958 e nel 1957 gli è stato assegnato il Premio Olivetti per l'architettura.
Al Faubourg St. Honoré Albini si trova di fronte a un compito impegnativo. L'architettura del nuovo edificio presenta una linea essenziale, con rivestimenti in marmo bianco e finestre incorniciate in telai in alluminio: linea moderna, ma piuttosto fredda e non facilmente integrabile con gli edifici storici della via.
Per creare un'atmosfera più accogliente Albini riveste le pareti e il soffitto del grande ambiente che si affaccia sulla via con un panno di colore verde caldo; la moquette con cui ricopre il pavimento è di un verde spento. Numerosi lampadari di Venini, in vetro bianco di Murano, a forma di campanule illuminano i prodotti esposti; insieme ad altre numerose piccole lampade e faretti contribuiscono a creare un ambiente molto luminoso.
Le macchine sono esposte su ripiani triangolari in legno chiaro sorretti da leggeri ed eleganti montanti in mogano; a seconda delle esigenze del momento i ripiani possono essere collocati a diversi livelli e spostati da una struttura all'altra, facilitando i cambiamenti di prospettiva nella presentazione dei vari prodotti.  
L'arredamento è completato da divani in velluto grigio e tavolini in ebano anch'essi disegnati da Albini. Tutto il negozio - o meglio, tutta la show-room - è ben visibile dall'esterno e la vetrina ben presto richiama l'attenzione dei passanti.
Dietro lo spazio espositivo, separate da pareti scorrevoli si aprono le sale per il ricevimento dei clienti e le dimostrazioni dei prodotti. Gli uffici della Sampo sono situati al sesto piano dello stesso palazzo.
Non poteva mancare, come nel caso degli altri grandi negozi Olivetti, un tocco d'arte: in questo caso si tratta di una mini-esposizione di dipinti di autori famosi. Alle pareti, infatti, sono appese opere di Klee e Chagall, dipinti di Mafai (un paesaggio e una natura morta), un paesaggio toscano di Rosai, una natura morta di Morandi, una tempera di Campigli.
Non sorprende che l'inaugurazione della show-room l'8 aprile 1959 abbia richiamato una folta presenza di personalità del governo francese, delle amministrazioni, degli ambienti economici e industriali e del mondo dell'arte e della cultura.

Il nuovo progetto di Gae Aulenti: una piazza d'Italia a Parigi
Nel 1966, a distanza di neppure dieci anni, considerato il forte impatto in termini di comunicazione e immagine derivante da un negozio situato in un luogo così prestigioso, l'Olivetti ritiene di avviare un sostanziale rinnovo dell'allestimento. Questa volta il compito è affidato a Gae Aulenti, a cui poco tempo dopo verrà chiesto di lavorare anche all'allestimento del negozio di Buenos Aires e quindi della edizione francese di Formes et recherche, grande mostra sulla cultura e sullo stile Olivetti che si terrà a Parigi nel 1969.
Con il nuovo progetto l'ambiente del negozio, aperto nell'aprile 1967, muta completamente aspetto. Alcuni prodotti sono esposti su gradoni, simili a bianche scalinate, e su ripiani incorporati in bianche pareti sinuose - quasi delle curve di livello geo-fisico in rilievo - che movimentano il locale e offrono bassi "muretti" per sedersi; al centro un pilastro rosso, a forma di capsula spaziale, con ripiani ritagliati nell'incavo e utilizzati come espositori. Una scultura tribale africana di forme singolari richiama l'attenzione e diviene ben presto il segno distintivo della showroom. Tra i materiali utilizzati, dominano i laminati plastici e l'acciaio inossidabile, tipici elementi del mondo industriale largamente utilizzati anche in Olivetti.   
Come la stessa Gae Aulenti spiega in un articolo pubblicato su Notizie Olivetti poco dopo l'apertura del negozio (n. 90, settembre 1967) il nuovo design del negozio  di Parigi insegue l'idea di realizzare una piazza d'Italia. L'allestimento si è infatti preoccupato di garantire l'unicità dell'ambiente, ben percepibile anche da chi passando per la via si affaccia alle due vetrine; i gradini sui lati richiamano l'idea di una scalinata che accede alle case; le forme curvilinee e i diversi livelli degli espositori ricavati in vario modo vivacizzano l'ambiente senza romperne la continuità e senza ostacolare il colpo d'occhio complessivo della "piazza". Al centro il pilastro rosso e la scultura tribale sono ad un tempo i monumenti della piazza e il segno di una presenza viva.
Alcune macchine per scrivere e da calcolo sono disposte su un lungo piano ricurvo preceduto da un livello o ripiano (un "muretto") dotato di alcuni cuscini in cuoio che permettono ai clienti di accomodarsi e provare i prodotti esposti.
Una fascia continua in acciaio cromato percorre tutto il negozio e funge da sostegno per le prese di corrente. L'illuminazione generale del negozio è affidata ad elementi non a vista, a cui si aggiungono alcune lampade da tavolo, poste sui ripiani, che oltre a migliorare l'illuminazione rendono più accogliente l'ambiente.
Riferendosi alle idee che hanno ispirato l'allestimento, Gae Aulenti si esprime in questi termini: "dentro questo spazio ci sono tre elementi, tre simboli, tre punti fermi intorno ai quali ruota la composizione: la scala, un elemento architettonico simbolo della continuità; il pilastro centrale, che riconduce all'idea della capsula; la forma dell'avvenire e l'Uomo. L'Uomo è rappresentato dalla scultura lignea, emblema della popolazione Senufo della regione di Korhogo (Costa d'Avorio settentrionale): il calao [singolare uccello che per molte popolazioni dell'Africa Centrale ha un significato mitico], simbolo di fertilità". 

Il negozio è accolto in modo molto positivo dai parigini, che si affollano davanti alle vetrine, e dalla stampa specializzata: "un ambiente di apparenza magica", scrive Domus; "un nuova concezione dello spazio", secondo Bureau d'Aujourd'hui.
Come in altri negozi Olivetti, anche in quello di Parigi si tengono periodicamente  piccole esposizioni d'arte. Ad esempio, nel 1974 viene ospitato il Salone Leonardo da Vinci, annuale manifestazione di pittura che propone le opere di artisti famosi; nel 1977 si tiene una mostra di disegni e dipinti di Dino Buzzati.
Altre iniziative di arte e cultura verranno organizzate negli anni seguenti, fino a quando l'Olivetti France dovrà lasciare il costoso palazzo nel centro di Parigi.